SOCIETA' e CONTATTI Storia
28 agosto 2012
PRO PIACENZA dal 1919 tutti i giorni si è giocato a calcio!
28 agosto 2012
 
LA PRIMA SEDE IN PIAZZA DUOMO
NATO NEL CALCIO DEI "LIBERI"
di GIANNI RUBINI
pubblicato sul quotidiano Libertà il 19 maggio, il 2, il 10, il 16 giugno ed il 7 luglio 2014
 
Nell’immediato dopoguerra, Achille Togliani gorgheggiava con voce languida “nel 1919 vestita di voile e di chiffon”, ricordando un incontro galante con una bella signora di trent’anni prima. Ai fini della nostra storia non ci interessa la canzone “La signora di trent’anni fa”, ma l’anno di grazia 1919, pietra miliare del calcio piacentino: a distanza di pochi mesi fra loro nascono il Piacenza nel mese di giugno e verso la fine dell’anno, probabilmente in novembre, il Pro Piacenza. Appurato che le esatte date di nascita non si conoscono, si potrebbe tranquillamente pensare ad un “parto gemellare”. I biancorossi del Piace iniziarono subito la loro attività a livello federale nel campionato di Promozione regionale (l’equivalente dell’attuale serie C), mentre il via ufficiale del Pro risale ai primi mesi dell’anno successivo, nel movimento dei liberi dell’U.L.I.C., (regolarmente riconosciuto dalla F.I.G.C.): praticamente, dilettantismo puro.


CALCIO PER TUTTI CONTRO LE BARRIERE
Esaltante la descrizione con la quale nel 1945, sulle pagine di Libertà, il giornalista Olympicus (pseudonimo di Vincenzo Bertolini) ricordava la nascita del movimento in occasione della ripresa dei campionati: “... la federazione organizzava un solo campionato di poche squadre privilegiate. Bisognava avere un campo cintato, pali, reti, giocatori perfettamente abbigliati. Queste cinte erano delle vere barriere alla diffusione del gioco. Il popolo dei ragazzi sbirciava dagli steccati e Maranelli non poteva non essere commosso dalla vista di queste centinaia di ragazzi ansiosi di partecipare anch’essi allo sport, chiusi fuori dai signori “grandi” e da una burocrazia severa. Dare lo sport al popolo: ecco l’idea di Maranelli. Non era importante che fossero in molti ad andare a vedere; era importante che fossero in molti ad andare a giocare. I ragazzi non avevano il corredo in regola? E che importa? Si potevano ritagliare le mutande di papà, infilare le scarpe del fratello soldato e via su di uno spiazzo erboso o no. Organizzare questi ragazzi dispersi, dare un ordine all’attività disordinata dei giovani, ordine che da sé stessi non potevano trovare; unire queste forze fresche e nuove senza denari e senza formalità e con il semplice amore paterno in piena libertà d’azione: ecco quello che pensò il filantropo dott. Luigi Maranelli, da tutti conosciuto come Papà Half”.


IL PRIMO TENTATIVO DELLA SALUS ET VIRTUS
Era appena terminata la grande guerra e tutte le attività avevano bisogno di una nuova riorganizzazione. Per restare al tema calcio, Piacenza aveva già avuto modo di assaporare la bellezza di questo novello sport (non ancora denominato calcio, ma semplicemente foot-ball), non ancora ramificato e codificato a livello territoriale, come ad esempio nel famoso e poco distante quadrilatero piemontese (Alessandria, Casale, Novara, Vercelli), che non annoverava città metropolitane. Già nel 1905, sulla spianata Farnese, attuale impianto “Daturi “ed al campo del Poligono (zona Barriera Torino), molti militari e appassionati studenti, soprattutto del Collegio Morigi, davano vita ad accesissime partite. Nel 1908, nell’ambito della Grande Esposizione piacentina, organizzata dalla Salus et Virtus, venne disputato il primo torneo ufficiale sul nostro territorio, con vittoria del Venezia, che riuscì a sconfiggere i freschi campioni d’Italia della Pro Vercelli, la Roma e l’Amsicora Cagliari. La stessa Salus et Virtus in quel periodo allestì un’agguerrita sezione calcio, non partecipò a nessun torneo, ma sfidò diversi club di categoria superiore (Padova, Cremonese, Parma, Pavia, Fanfulla di Lodi, ecc.) cogliendo buoni risultati. Agli inizi degli anni Venti, si riportò sui suoi sport originali (boxe e ginnastica), lasciando definitivamente il calcio, se non con estemporanea partecipazione al campionato 1943-44, interrotto causa l’acuirsi del secondo conflitto mondiale. Tra la fine del 1919 e l’inizio del 1920, Piacenza aderisce al “Movimento Uliciano”, in quanto poteva contare già su diversi sodalizi che giocavano liberamente. I nomi di quelle squadre sono ttutto un programma e spaziano dal latino, al politico, dal patriottico e allo sportivo. Eccone alcuni: Ausonia, Bandiera, Balilla, Fortitudo, Libertas, Edera, Ciurma, Aurora, Juventus, Dante Alighieri, Costante Girardengo e Cesare Battisti, ecc. Tutte squadre scomparse. Solo il Pro ha resistito, è ancora in piedi ed il suo vessillo rossonero sventola sul pennone del calcio piacentino, nonostante siano mutati gli uomini, modificato sensibilmente l’apparato calcistico nazionale, scomparsa la vecchia U. L. I. C., inquadrata nel grande e continuo rinnovamento federale.

BERTOCCHI: UN GIOVANISSIMO CON TANTA INIZIATIVA
Siamo dunque nel 1920 ed il Pro partecipa ufficialmente al primo campionato della sua quasi centenaria e ininterrotta vita sportiva. Prima di elencarne i primi passi, le vittorie e le sconfitte, occorre dare qualche notizia su come e perché è nata questa gloriosa società. Cominciamo con il vedere chi sono i genitori biologici di questa creatura. Ernesto Bertocchi, storico personaggio calcistico, al quale è stato doverosamente dedicato il campo comunale numero 1 di Via Boselli, all’epoca appena quindicenne, con già qualche esperienza alle spalle in due società (Bandiera e Ausonia), pensò che fosse opportuno dare vita ad una realtà sportiva più forte ed importante. Certamente non sbagliamo nel pensare che tutto ciò fosse in relazione all’aiuto “in termini di calciatori” da dare al Piacenza Calcio, in uno spirito collaborativo che negli anni a seguire abbiamo visto realizzarsi tangibilmente con l’assegnazione ad Ernesto Bertocchi di diversi incarichi in seno al Piacenza Calcio. Quindi, la nascita del Pro voleva essere un aiuto “umanitario” in termini di calciatori, perché continue, inderogabili e pressanti erano le defezioni di uomini per le chiamate al servizio militare (e la ferma era piuttosto lunga). Il mitico Ernesto ed il capitano della squadra Bandiera, Pino Perfetti, bussarono alla porta del club Ausonia, dove il secondo vantava alcune amicizie. L’Ausonia era una società ben organizzata, aveva una propria sede in Piazza Duomo, nei locali dove negli a venire aprirà il ristorante “Onarmo”, ed un discreto numero di soci. In una squadra di scarsa consistenza tecnica, Bertocchi e Perfetti inserirono i migliori calciatori del Bandiera ed un gruppo di scugnizzi (parola di Ernesto Bertocchi) di buone qualità calcistiche, provenienti dal rione Sant’Anna. Tanto fecero e tanto brigarono i nostri due eroi, che da quel gruppo piuttosto eterogeneo crearono il ceppo che diede vita al glorioso Pro Piacenza. Nel frattempo, erano arrivati a rimpolpare il già corposo gruppo dei soci, personaggi del calibro di Meliconi, Trabacchi, Franzanti, Castagnola, Ercini ed altri che ritroveremo nel seguito di queste righe. La sede di Piazza Duomo diventa insufficiente, tanto da richiedere il trasferimento nei locali dell’Albergo Cavalletto. La società inizia il suo primo campionato il 29 febbraio 1920: secca sconfitta (3-0) con la Costante Girardengo ed eliminazione immediata dal torneo, che si disputava con otto squadre ad eliminazione diretta (lo vince l’Edera).
 
 

PERFETTI E MELICONI DANNO UNA MANO
Tutto l’impegno organizzativo grava però sulle spalle del giovane Bertocchi ed è a questo punto che i dirigenti decidono di convocare l’assemblea dei soci. Si arriva così alla nomina del primo consiglio direttivo con questi risultati: presidente Carlo Meliconi, vice-presidente Vittorio Castagnola, segretario Ernesto Bertocchi, cassiere Sandro Passerini, consiglieri Pino Perfetti, Paolo Ercini, Luigi Marangoni e Ferruccio Trabacchi. Sono anni di profondi cambiamenti sociali, con in atto aspre ed animate discussioni tra “rossi” e “neri” ed anche tra i calciatori ed i dirigenti le vedute sono alquanto diverse. I primi optavano per un nome piuttosto singolare ed insolito come “Soviet”, i secondi invece per “Ausonia”, in ossequio al nome d’origine della società, nome usato dagli scrittori greci di età ellenistica per indicare l’Italia non greca, il cui centro venne focalizzato vicino a Benevento. Più tardi, Ausonia fu utilizzato, specie dai poeti romantici, per indicare l’Italia. La vertenza sul nome trova conclusione con il beneplacito di tutti con il piacentinissimo “Pro Piacenza” e per quanto riguarda i colori sociali, va una striscia ai “neri” ed una ai “rossi”. Tutti contenti. Ma c’è anche un’altra lettura: voci di... corridoio sussurrano che tra i simpatizzanti del nuovo club vi fossero molti tifosi del Milan. Le maglie rossonere non sono presenti all’esordio negativo nella prima giornata contro la Costante Girardengo e nemmeno nelle successive amichevoli, affrontante con una casacca verde. Altra voce di corridoio sussurra che la scelta iniziale del verde fosse dovuta al fatto di ingraziarsi la speranza di vittoria, ma c’è anche chi sostiene che le divise a strisce non erano di facile realizzazione e tardassero ad arrivare per quello.

ROMPERE LA DITTATURA DELL’IMBATTIBILE EDERA
Una squadra dominava il panorama calcistico “libero” nei primi anni del movimento: l’Edera. Vinse i primi due campionati del ’20 e del ’21, nell’ultimo sconfiggendo il Pro. Presidente di questa società era il ventenne Giovanni Dosi che, a diciotto anni, era stato il primo presidente del Piacenza Calcio ed in questo periodo diventerà anche responsabile provinciale del Movimento ULIC. Tenendo presente che l’altro fondatore del Pro Piacenza era il giovanissimo Bertocchi, come non rimarcare l’intraprendenza, l’impegno, la voglia di fare e la capacità di assumersi responsabilità e di coinvolgere persone anche più anziane di loro, da parte di due ragazzini? Quanti ragazzi di quell’età, al giorno d’oggi saprebbero prendere decisioni di tale portata? L’Edera era una società con buone possibilità economiche e molto ben organizzata. Il primo presidente fu Aldo Gabbiani. Grande il merito del Pro è l’averla sconfitta in più occasioni tra il ’21 e il ’22. L’Edera fu la prima società cittadina che, dopo il Piacenza (precisamente nel campionato 1923/24), decise di passare nei ranghi federali, iscrivendosi al campionato di quarta divisione regionale, l’attuale serie C2, terminandolo con non poche difficoltà economiche. Al termine della stagione si sciolse e venne assorbita dal Piacenza Calcio. Evidentemente con il Pro non si era instaurato un buon feeling.
 
 
UNA STORIA ANTICA PER NUOVE AMBIZIONI
di Paolo Gentilotti, pubblicato sul quotidiano Libertà il 19 maggio 2014
Una storia antica per nuove ambizioni una storia che affonda le sue radici in un passato ormai lontanissimo, ma che ha la forza di essere viva ancora oggi. E’ la storia del Pro Piacenza, per decenni la seconda squadra di Piacenza, che ora le strane e imprevedibili vicissitudini del calcio hanno portato ad occupare il primo posto nella scala gerarchica. In vista c’è un campionato di Serie C (la nuova Lega Pro unificata), con tutto il carico di emozioni, tensioni e speranze per il ritorno di una squadra piacentina nell’ambito professionistico. Allora, ci è sembrato interessante andare a rileggere le vecchie pagine bordate di rossonero (sintesi, come scrive Gianni Rubini, delle due anime politiche che si fronteggiavano all’inizio del secolo scorso), per cercare di capire dove e come nasce questa grande vicenda sportiva. Una ricerca che ha riportato alla luce luoghi, personaggi, situazioni, un’avventura sportiva profondamente radicata nella realtà cittadina, nata inizialmente come supporto al Piacenza Calcio, che si è subito impossessato della prima pagina, per lasciarla solo in tempi recentissimi. E’ curioso scoprire, ad esempio, come a dare vita al Pro siano stati personaggi giovanissimi, ma decisamente intraprendenti. E rendersi conto, una volta di più, di quanto, nemmeno cento anni fa, fosse tutto enormemente più semplice: trovarsi, confrontarsi, decidere e partire. Senza per questo fare l’elegìa del passato, solo un esercizio di ricerca per ampliare le conoscenze e rendersi ben conto che dietro questa società c’è una storia spessa, intrisa di significati e di ambizioni. Le stesse che ancora la caratterizzano.
 

PADRONE DEI CAMPIONATI U.L.I.C.
I TRIONFI DEI PRIMI ANNI
 
Una delle prime formazioni del Pro Piacenza che nell’aprile del 1920 sconfisse la Juventus (naturalmente squadra piacentina) per 2-0, con gol di Ercini e Perfetti, era così composta: Cristalli II, Bergamaschi, Rolleri, Nuvoloni Perfetti, Dadà, Ercini, Cristalli I, Barbieri, Gobbi, Belloni. Nello stesso anno, in una recensione nella quale si tratteggiavano le principali caratteristiche delle squadre che avrebbero partecipato al campionato dell’anno successivo, così viene descritto il Pro Piacenza: “E il Pro Piacenza con quella sua prima linea di diavoletti rossi svolgente un gioco di fitti passaggi penetranti, insidiosi, non ha forse fatto tremare qualche volta avversari più forti nel loro assieme, non ha saputo strappare match pari a squadre superiori per inquadratura?“. Nel 1921, il Pro cede nella finale di campionato alla forte Edera, per iniziare però la serie di formidabili successi che la renderanno famosa, tanto da meritarsi la foto in prima pagina su Libertà nel settembre di quell’anno (forse la prima foto ufficiale di una formazione calcistica apparsa sul nostro quotidiano dalla fondazione).


IL TORNEO DELLA CANICOLA
Organizzato dalla Salus et Virtus sotto l’egida di ULIC e FIGC si disputava, a livello nazionale, per impegnare i calciatori nel periodo estivo, un torneo detto della Canicola, in quanto si svolgeva nei mesi di luglio e agosto. Ogni comitato provinciale aveva la possibilità di abbinare il nome di uno sponsor (la ricerca di risorse finanziarie non è una novità dei nostri giorni). Gli organizzatori di Piacenza lo denominarono “Torneo della Canicola-Coppa d’argento Chat Noir”, visto che lo sponsor era l’industria piacentina di crema per calzature, che produceva il lucido da scarpe “Gatto Nero”. La Coppa era del valore di £ 1.000 e se la sarebbe aggiudicata definitivamente la società capace di vincerla per due volte. E il Pro, a sorpresa, trionfò nella citata edizione, superando diverse formazioni, tra le quali i bicampioni provinciali dell’Edera e in finale la Libertas per 2-0, con due gol di Boselli. Era il 28 agosto e il 6 settembre Libertà pubblica in prima pagina la foto della squadra rossonera con il titolo: “La squadra del Pro Piacenza vincitrice del Torneo della Canicola”. Da segnalare una curiosità: tra le formazioni iscritte a questo torneo scende in campo il F. B. C. San Giorgio, prima squadra della provincia che partecipa ad un torneo ufficiale.


1922:SUCCESSI A RAFFICA
L’anno successivo non si parla di campionato; sono in atto tensioni tra FIGC ed ULIC ed allora avanti con i tornei. E sarà un vero trionfo rossonero! Si comincia in marzo ed il Pro, battendo il FBC Balilla per 1-0 al campo del Poligono, vince la coppa Edera. In maggio-giugno a Ponte dell’Olio, organizzato dalla U. S. Pontolliese, si disputa la coppa d’argento Visconti di Modrone (socio del club bianconero) ed il Pro conquista il secondo successo, superando in finale i soliti scacchi verdi dell’Edera. Ed infine ecco il “triplete”, con il bis dell’anno precedente e la conquista definitiva della coppa d’argento “Chat Noir” per la doppia vittoria nel Torneo della Canicola. Ciliegina sulla torta, il Comitato ULIC decide che il successo in questa competizione equivale alla vittoria del titolo provinciale per l’anno 1922. Solo a fine novembre si getteranno le basi per lo svolgimento del campionato 1923. Torneo che a fine febbraio è già appannaggio del Pro Piacenza, che batte in finalissima il Balilla F.B.C. per 2-1.


CAMPI IMPRATICABILI
Bei soggetti erano questi organizzatori “liberi”: chissà perché, il campionato per diversi anni si è sempre svolto nei mesi di gennaio e febbraio, non certamente quelli migliori per giocare a calcio, cioè su terreni in condizioni decisamente poco praticabili. Pare che il motivo fosse la necessità di individuare al più presto la squadra campione provinciale, per poterle dare la possibilità di partecipare poi alle fasi finali regionali ed eventualmente nazionali. E’ di questo periodo l’elezione di un nuovo consiglio direttivo, con il passaggio della sede da piazza Duomo al bar Eden di piazza Cittadella. Il consiglio: presidente onorario Rodolfo Spelta, presidente effettivo Carlo Meliconi, vice presidente Ernesto Bertocchi, segretario Vittorio Castignola, cassiere Trabacchi, consiglieri Dubini, Romano, Camerini, presidente commissione tecnica Riposti, consiglieri tecnici Castignola, Bertocchi, Gobbi, Ruggeri, trainer prima squadra Vittorio Castignola. Si susseguono i consigli direttivi e di pari passo proseguono le vittorie. Nel 1924 arriva il terzo titolo consecutivo, con la netta vittoria sulla Fortitudo per 3-0. Molto più sudato e sofferto il successo conseguito nella stagione successiva, nella quale i rossoneri si aggiudicano il titolo battendo per 3-2 nel confronto decisivo il G. S. Industria Bottoni, dopo essere stato sotto di due reti nel primo tempo. Questa gara è rimasta famosa per lo strascico vivace avvenuto a colpi di polemiche giornalistiche (richiesta di rivincita da parte dei “bottonieri”). Dopo qualche settimana, tutto è rientrato cose e … amici come prima.


BATTUTO DALLA SORGENTE
Il 1926 registra però la prima imprevista sconfitta dei rossoneri. A conquistare il titolo sono i gialli della S. S. Sorgente, brillante formazione che gravitava nella zona di piazza Borgo, che vince con un netto punteggio: 3-0. Il Pro non digerisce la sconfitta e presenta reclamo, per presunta irregolare posizione di un giocatore. Prima sentenza del comitato provinciale favorevole al Pro, ma l’appello al comitato regionale di Bologna dà ragione alla Sorgente e indirizza il titolo nella bacheca della squadra capitanata da Giulio Loranzi. I gialli partecipano al primo turno regionale e vengono eliminati dai modenesi del Villa d’Oro. Questa sconfitta chiude un ciclo che si potrebbe chiamare “periodo di consolidamento della società” e nell’aprile dello stesso anno va in scena la prima fusione-incorporazione-cambio di denominazione; in un locale del ristorante Torino, dopo ampia e serena discussione, il Pro Piacenza e la Juventus, squadra di Barriera Torino, si fondono e danno vita alla “A. C. Juventus Pro Piacenza”. Come vedremo anche in seguito, allore le fusioni erano pratica normale e diffusa (a quanto pare ai giorni nostri sono molto più problematiche). Questo il consiglio direttivo che entra in carica dopo il matrimonio: presidenti onorari Spelta e Bertola, presidente effettivo Meliconi, vice presidente Capurri, segretario Zioni, cassiere Guglielmetti, consiglieri Bertocchi, Trabacchi, Barbieri, Lampugnani, Martinelli, Mandibola, Volpini.

SETTE ANNI DA DOMINATORE
Ecco dunque il confortante bilancio di vittorie dei primi sette anni di vita rossoneri: quattro titoli provinciali, coppa Visconti di Modrone, coppa Edera, coppa d’argento Chat Noir (definitiva per averla vinta due anni consecutivi). Le cose non cambiano solo nel Pro. Nell’agosto 1927, l’ULIC perde la sua indipendenza e viene completamente assorbita nella FIGC, con la denominazione di “sezione autonoma di propaganda”. Nel frattempo, il comitato di Piacenza viene dirottato in Lombardia “in cambio” di quello di Mantova, destinato all’Emilia. I rossoneri inaugurano la nuova denominazione Juventus Pro Piacenza, vincendo il campionato del 1927. In finale devono incontrare una squadra costituitasi l’anno prima come sezione calcio, i grigi della Robur, squadra anch’essa molto vicina al Piacenza, al termine di una partita tiratissima, vinta 4-2 ai supplementari, dopo che i tempi regolamentari erano terminati 2-2. I roburiani erano fortissimi in atletica e ciclismo, ma anche nel calcio non scherzavano. Dopo due finali perse, questa e quella dell’anno successivo, ed un paio di campionati anonimi, passeranno tutti in forza nel Pro Piacenza, che diventerà fino al 1933, Robur-Pro Piacenza, prima della chiusura finale della sezione calcio della Robur, che vedremo più avanti.

A CREMONA BOTTE DA ORBI
Il 1927 termina con una partita che sicuramente può essere considerata all’origine della “sana” rivalità tra piacentini e cremonesi. E’ la fine di febbraio e a Cremona i locali della Helles e i nostri sono sul 3-3 quando la gara viene interrotta. Succede, in sintesi, che i piacentini chiudono il primo tempo in vantaggio 3-0. Tale Ravani è l’agitatore di turno, che trasforma la partita in una bolgia di offese e punizioni corporali: il nostro Soressi viene messi fuori causa con un calcio al ventre, Antelmi viene preso lettralmente a calci e pugni durante i supplementari, espisodio che porta all’espulsione del cremonese e allo scatenarsi della rissa generale. Scrive Libertà: “Giocatori e dirigenti piacentini vengono vigliaccamente percossi”. C’entrava forse qualcosa il fatto che il ras di Cremona era Farinacci Umberto?


NASCONO I GRUPPI RIONALI
Tanto per rimanere in tema, ricordiamo che si attraversava il periodo di massimo fulgore dell’epopea fascista ed a questo proposito il regime impose a tutte le società di cambiare denominazione. Solo due club non cambieranno nome: la Robur ed il Piacenza F. C. (ancora per poco tempo). Tutte le altre squadre cittadine dovranno anteporre la parola Gruppo Rionale. Avremo così G. R Roma, G. R. Taverna, G. R. Borghetto, G. R. Farnese, G. R. Centro, G. S. Tramvieri ed S. C. Robur. Le squadre in provincia davanti al nome del paese anteporranno la sigla O. N. D. (Opera Nazionale Dopolavoro). Quindi il campionato 1928 viene articolato in due gironi: uno in città ed uno in provincia e le vincitrici si contenderanno il titolo con partite di andata e ritorno. Al Pro è concesso di abbinare il proprio nome a quello del G. R. Centro, assumendo la denominazione Gruppo Centrale-Pro Piacenza. Vinto il girone cittadino, incontra per la finalissima l’O. N. D. Borgonovo, fa suoi entrambi i match (4-1 e 2-0). E’ questo il primo campionato ULIC Propaganda nel quale per la finalissima si qualifica una squadra della provincia. Anche i successivi campionati, 1930 e 1931, avranno questa regolamentazione e pertanto avremo sempre in finale una squadra di città e una di provincia. Nel ’30 il Pro Piacenza supera la Pontolliese e nel ’31, con la nuova denominazione Robur Pro Piacenza, batte il Carpaneto. Le tre squadre provinciali finaliste di questi ultimi anni (Borgonovo, Pontolliese e Carpaneto) saranno tra le più agguerrite rivali dei rossoneri fino alla fine degli anni Quaranta. In questo periodo i rossoneri sono una compagine di buono spessore tecnico e di gran combattività e nelle finali eliminano nell’ordine Fortitudo Lodi, G. S. Romano di Cremona, dopo spareggio a Codogno, e Alacres di Bergamo. Per la conquista del titolo regionale si trovano di fronte la temibile Half di Milano, presidente della quale è il fondatore dell’ULIC, Luigi Maranelli. I due incontri sono due combattutissimi pareggi: 0-0 a Milano e 1-1 in casa e mentre si parla già di spareggio esce un comunicato che, in base al rapporto arbitrale, assegna la vittoria all’Half per fantomatica irregolarità del Pro. Sgomento in casa rossonera, ma immediato controricorso e udite udite, sentenza ribaltata e vittoria assegnata ai piacentini per irregolare posizione di un calciatore milanese.

LE FINALI NAZIONALI
Con la conquista del titolo regionale, si va alle finali nazionali; prima vittima i campioni piemontesi del Vanchiglia di Torino: sconfitta di misura 1-0 in trasferta, ma clamoroso 8-0 nella partita casalinga a Barriera Genova. Tocca ora ai campioni del Friuli-Venezia-Giulia, la fortissima compagine dello Stuparich di Trieste: sempre sconfitta di misura 1-0 e netta vittoria a Piacenza per 4-2. Il viaggio a Trieste ha rappresentato per l’epoca una trasferta “biblica”, con arrivo sul campo di gioco qualche minuto prima dell’inizio della gara. Purtroppo nella finalissima per il titolo di campione dell’alta Italia, (valida come semifinale per il campionato italiano) sul campo neutro di Parma, i rossoneri subiscono una netta sconfitta per 4-1 contro la Pro Calcio di Modena. Tutto questo nonostante fossero scortati da una folta schiera di tifosi, trasferitisi a Parma con treno e pullman. In compenso (magra consolazione) ricevono una bellissima coppa, 21 medaglie d’argento ed al dirigente Ernesto Bertocchi venne assegnato un premio per la fattivissima opera svolta nel campo dei Liberi. 1932: finale con O. N. D. Borgonovo e vittorie per 2-1 e 1-0 (tramutato in 2-0 a tavolino per incidenti). Le finali regionali, pur iniziate positivamente eliminando Iriense di Voghera e Iygeia di Lodi, terminano nel peggiore dei modi contro il Gruppo Sportivo Casalini di Brescia. Una debacle: 7-1 in casa e 8-0 in trasferta (fonti certe appurarono che in campo bresciano erano presenti almeno un paio di giocatori di serie A). Ma i rossoneri non si scoraggiano e nel 1933, con la conquista di un nuovo titolo provinciale, iniziano le finali che si disputano solo a livello regionale. Per la conquista del titolo provinciale, il Pro suda le proverbiali sette camicie. Per risolvere a proprio favore la finalissima con il GUF (Gruppo Universitario Fascista), invece delle canoniche due gare di andata e ritorno, ne dovrà disputare ben quattro: tre pareggi e lo striminzito 2-1 nell’ultimo match del 9 maggio 1933, con due gol del centravanti Maragliano. Questa la formazione: Barbieri, Ferrari, Mazzocchi, Zilocchi, Benedetti, Spagnoli, Buffa, Italia, Maragliano, Pralpi e Scabini.


BATTUTO SOLO DA BUSTO
Le eliminatorie sono una formalità e vengono eliminati in rapida sequenza Aquilotti di Pavia 1-0 e 1-1, S. S Roma di Lodi 3-3 e 6-1, Helles di Cremona 5-0 e 1-1 (grande rivincita sui cremonesi dopo lo smacco del ’27 e senza incidenti). Nella finalissima per il titolo di campione lombardo si trovano di fronte l’Ardita di Busto Arsizio e dopo l’1-1 conseguito in trasferta, con gran seguito di tifosi, surclassano a Piacenza i bustocchi con un netto 4-1. Ma questo 1933 sarà un anno di profondi cambiamenti, nell’ULIC vige il limite dei 21 anni, poi c’è il servizio militare ed i migliori calciatori sono vicini al limite. La Robur abbandona la sezione calcio risolvendo alcune problematiche che stavano sorgendo: 1) impedire che tutti i campioni della Robur andassero al Piacenza F. C.; 2) cambiare il nome del Piacenza F. C. togliendo al nome le due parole simboleggiate da F e C per niente gradite al regime in quanto di origine inglese (club e football). A questo proposito, anche uno dei calciatori simbolo del Pro, da tutti conosciuto come Rudj Skabic, è costretto a rinominarsi come Rodolfo Scabini; 3) impedire che la Robur-Pro Piacenza, avendo troppi calciatori tesseratial limite o fuori età, decidesse di iscriversi al campionato federale di terza categoria, diventando un doppione del Piacenza, reclutando pubblico del Piace e giocando sullo stesso campo; 4) impedire che alla Piacenza Sportiva, questo il nuovo nome, si trasferissero le persone di maggior prestigio e competenza che avevano contribuito a fare grande il Pro, vedi l’avv. Edgardo Franzanti, Ernesto Bertocchi e Giorgio Bizzio.


DA ROBUR PRO A DIAVOLETTI
Il campionato ULIC 1934 sarà velocissimo, perché composto da poche squadre, in quanto il regime cominciava ad enfatizzare altri sport. Il Pro, non più Robur ma Diavoletti Neri della Federazione di Piacenza, batteranno gli omonimi Diavoletti di Borgonovo, conquistando così l’ottavo titolo consecutivo, che sarà anche l’ultimo dell’anteguerra. Nell’autunno del ’34 si svolge in città il torneo Coppa Primogenita messa in palio dal Comune di Piacenza. Naturalmente il Pro lo fa suo, con una serie di belle vittorie. La coppa conquistata pare che sia servita per brindare molto allegramente e con grande generosità, nella storica sede sociale di Via Cittadella 26, vale a dire Trattoria Aurora da Pasquino. La leggenda narra che le libagioni siano continuate fino a tarda sera, con i risultati che facilmente si possono immaginare. Questo episodio diede origine al “pettegolezzo” che i calciatori del Pro Piacenza fossero dei “ciapaciucc”. Come detto il ’35 e il ’36 saranno anni di tamburello e…”volata”, due sport che il regime riteneva il massimo della prestazione atletica e del coinvolgimento del pubblico.


LA CRISI DEL 1935-36
Per ritornare al calcio, ricorderemo che il Pro sarà molto vicino a disperdersi non avendo più identità certa. Vivacchierà anonimamente ma sempre con i colori rossoneri con alla dirigenza prima Mario Giumanini, poi Bonfanti, ma sempre sotto l’occhio vigile dei due fondatori Carlo Meliconi e Ferruccio Trabacchi. Quest’ultimo nel ’43, quando il Pro darà qualche sussulto di vita e conquisterà il 2° posto alle spalle della Folco Gazzotti di Borgonovo, sarà già stato nominato presidente e guiderà la navicella rossonera con tale incarico fino al compimento del 35° anno di vita della gloriosa società. L’avv. Franzanti e Bertocchi, come abbiamo visto, dopo la scissione della Robur e con il Pro non più attivo come ai primi tempi, verranno “coinvolti” in importanti incarichi istituzionali seguendo sempre, soprattutto il secondo, anche da lontano, le vicende rossonere.
 


LE NOZZE D’ARGENTO COL BOTTO
IL SALTO IN PRIMA DIVISIONE
 
La guerra è da poco terminata, ma le tensioni createsi per il conflitto sono ancora presenti. E’ necessario riprendere a vivere, se possibile normalmente, ed anche a giocare a calcio, che è quello che ci interessa e che, probabilmente, aiuta a far parzialmente dimenticare eventi drammatici, nei quali tutti tutti sono stati coinvolti, compresi atleti e dirigenti del nostro calcio. Si sentono ancora in lontananza gli echi del conflitto, ma i campi da calcio, che nei mesi precedenti erano stati trasformati ed adattati ad esigenze impellenti in tempi di ristrettezze, come la creazione di orti per ricavare prodotti alimentari, riaprono i cancelli ed i terreni vengono prontamente rimessi in assetto calcistico: quello di Barriera Genova viene ripulito dai resti dell’occupazione di un battaglione tedesco; quelli di Gragnano e Rivergaro sono liberati da ortaggi e legumi; quello di Pianello dal mercato del bestiame. E si ricomincia.


SI RIPARTE A CARPANETO IL GIORNO DELL’ASCENSIONE
Il Pro Piacenza è tra le prime squadre a ripartire, lo fa a maggio a Carpaneto, il giorno dell’Ascensione. Organizza una carovana di 40 persone, che non aspettano altro che la ripresa dell’attività agonistica, anche se reduci dall’epopea partigiana e probabilmente appartenenti a posizioni contrapposte. La vita sportiva (e non) dei nostri eroi rossoneri riparte e gravita sempre intorno alla roccaforte di via Cittadella-angolo via Borghetto, presso la Trattoria “Aurora” da Pasquino. In questo periodo di sbandamento e di difficile ripresa, impagabile è stato il valore sociale dell’avere un locale pubblico come punto di riferimento e di ritrovo, sempre a disposizione per tutta la grande famiglia del Pro. E’ qui che si ritrovano amici, calciatori e dirigenti, i fondatori, tutti coloro insomma che hanno contribuito a far sì che si potesse festeggiare il 25° compleanno del Pro e programmare la ripresa dell’attività calcistica. Olimpicus illustra, a modo suo, su Libertà del 15 dicembre 1945, i 25 anni di vita del Pro: “Quale e quanto cammino ha percorso questo sodalizio nei cinque lustri di sua vita! Dal modesto quarto posto, occupato nel 1° campionato piacentino dei Liberi (1920) è balzato subito vittorioso nel torneo “Coppa Chat Noir”, un torneo che non ammetteva l’incontro nullo e di conseguenza registrava partite di due ore e anche più. Il successo di due annate consecutive fece aggiudicare definitivamente al Pro Piacenza la magnifica “Coppa Chat Noir”. Nei campionati provinciali ha conquistato dodici volte il titolo ottenendo poi il successo in molti tornei estivi a cominciare dalla “Coppa Visconte di Modrone” e della “Coppa Borgonovo”. Il Pro non ha limitato la sua zona d’operazione alla nostra provincia: in infinite occasioni ne ha varcato i confini e per due volte si è aggiudicato il titolo di campione regionale lombardo e terzo assoluto in campionato nazionale. Inesauribile vivaio di calciatori fu sempre orgoglioso di… promuovere i migliori passandoli alla consorella maggiore Piacenza Sportiva. La fusione del Pro prima con la concittadina Juventus e poi con la Robur, non soffocarono né il nome né la bella tradizione dei rossoneri. Fusioni-meteora perché prestissimo ritornò sui campi di gioco la bandiera pura del Pro, forse ancora più amata dai fedeli, dai fedelissimi che la innalzarono timidamente nel 1920.

LE NOZZE D’ARGENTO OVVIAMENTE DA PASQUINO
Dopo 25 anni di vita il Pro Piacenza celebra nella forma più eloquente e più virile queste sue “nozze d’argento” con lo sport. I calciatori rossoneri di Ferruccio Trabacchi stanno facendo sentire la loro voce nel gran coro rappresentato da quel campionato dei Liberi, protagoniste 23 squadre d’ogni angolo della provincia nostra. Una voce intonata quale sarà quella che innalzeranno i soci nel brindisi che saluterà, nel tradizionale covo di Pasquino, i successi di questa squadra eternamente sbarazzina.


LA “PICULA AD CAVAL” DOPO OGNI ALLENAMENTO
Curiosa e significativa la descrizione del cronista della Settimana, che in un lungo articolo nel quale illustra la giornata tipo che si viveva da Pasquino, prende in esame alcuni personaggi rossoneri. “Alle sei, verso sera, comincia l’accademia della scopa con Dal Pozzo, Cervini, Bertocchi, Fornaroli, Baldrighi, quindi arrivano quelli del Pro Piacenza che fanno un chiasso infernale e c’è Ferruccio Trabacchi il presidente, “Guazzi” Gobbi, Edmondo Mazzocchi che ha sempre fretta, Vezio Pacini (quello dei cartellini), Scabic, Filati, Carbonetti, Mazzoni “Fanino”, Groppi e qualche volta Stracciari che entra solenne e brillante…”. Fino ai primi anni 50 era usanza che i calciatori ed i dirigenti del Pro, dopo l’allenamento o la partita casalinga, trovassero una tavolata con “picula ad caval” offerta da Meliconi e vino a volontà offerto dai dirigenti per poter svolgere con vitalità e ben temprati l’attività sportiva. Continua intanto la serie delle partite amichevoli ed il 24 ottobre 1945 si va a Castelsangiovanni per affrontare l’Olubra, che si appresta a disputare una Serie C “abbondante” (a 24 gironi). L’inviato di Libertà, il brillante Camillo Perletti così scriveva: “Oggi l’Olubra è opposta al Pro Piacenza, la reginetta dei liberi, vessillifera del dilettantismo in un’epoca in cui anche nei ranghi minori dello sport, non si fa che parlare di bigliettoni. Il Pro invece è una famiglia: ha molti sostenitori che lo seguono nelle gaie trasferte, giocatori che sono buoni amici, che si riuniscono in allegre brigate da “Pasquei”, dove brindano e festeggiano le frequenti vittorie. Tanto frequenti che su 17 partite fuori casa, ne ha persa una sola e una pareggiata. Un bilancio notevole che depone a favore della solidità della migliore squadra minore. Ha inaugurato, dopo dieci anni d’uso della altre, le nuove maglie rossonere. E anche sull’ostico terreno castellano non ha sfigurato, meritando il pareggio”. Note bene: una muta di maglie è durata dieci anni...


IL TORNEO PROPAGANDA RIPORTA ALLA VITA
La ripresa dei campionati non è facile e si pensa ancora ai liberi, all’Ulic, al Dopolavoro ma adesso è la FIGC che ha in mano le redini dell’organizzazione calcistica. Il primo campionato provinciale raccoglie numerose adesioni e ben 23 squadre risultano iscritte. Non avendo ancora pensato ad un nuovo nome, si utilizza quello di anteguerra: Torneo Propaganda. Le squadre partecipanti sono suddivise in 4 gironi, le vincenti si incontreranno in un girone finale con gare di andata e ritorno. Si parte il 25 novembre 1945. Ridendo e scherzando l’organizzazione calcistica non era poi tanto male se, tenendo conto dei tempi e delle risorse, tutti i campionati ripartono puntualmente entro la fine del 1945. Gli altri sport sono ancora vacanti o assenti. Dopo Olimpicus anche il grande Sandokan (Gaetano Cravedi) presenta su Settimana il 1° campionato del dopoguerra, sotto il titolo: “LIBERI” in vettura: domenica si parte”. Ecco il testo: “Domenica 25 novembre si inizia a cura della sezione provinciale della FIGC, il campionato dei cosiddetti Liberi. Dopo la messa in moto delle macchine ad alto potenziale tecnico e finanziario, ecco che anche la romantica e ferravilliana vettura, alimentata solo dalla passione e dall’entusiasmo di pochi, si mette in cammino, si avvia al traguardo della piccola stazioncella provinciale sperduta fra i cipressi e gli abeti, come il paesaggio ideale della nostra fantasia. Cari giocatori liberi: in vettura quindi! Fra poco i gallonati capistazione del traffico calcistico (vedi gli arbitri) trilleranno la partenza. E sarà una partenza gioconda ed allietata dai canti festosi delle 23 squadre in lizza, suddivise in quattro gironi, non… infernali speriamo. Giocatori della mia passione e della mia fede, del mio entusiasmo e della mia giovinezza: in vettura! Fra poco si parte. Vi raccomando di lasciare a casa nel cassetto del canterano ogni animosità, ogni scorrettezza, ogni astio ogni desiderio di vendetta; nella valigia mettete l’immagine di Madama Cavalleria, di Madama Lealtà e di Mister Entusiasmo. Queste immagini guardatele spesso e specchiatevi in esse; ritroverete la magica sembianza dello sport vero, autentico. Ritroverete in esse voi stessi: i calciatori Liberi, poveri e stracciati paria e cavalieri della palla rotonda, i menestrelli del calcio, dello sport, gli aedi dell’immutabile grandezza e bellezza delle competizioni sportive”. Peccato che non tutti faranno proprio l’invito: la stagione sarà scandita da una serie di incidenti su motlissimi campi da gioco. Per il Pro è un esordio con il botto, a Barriera Genova surclassa la Libertas, (non più quella di estrazione militare degli anni Venti, ma quella del Corpus Domini), con un rotondo 5-0, con i gol di Zilocchi (2), Groppi, Mazzoni e Bertuzzi II. Questa la prima formazione del dopoguerra: Soressi, Sartori, Barbieri, Girardi,  Rossi, Bertuzzi I, Bertuzzi II, Zilocchi, Mazzoni, Valisa, Groppi. Vince facile il girone di città qualificandosi per le finali con il Borgonovo, Carpaneto e Monticelli. Il girone finale, con alcune partite sospese per incidenti (anche quelli del Pro fanno la loro parte) è vinto dal Borgonovo. I valtidonesi, dominatori del calcio provinciale prima e dopo il conflitto, si ripeteranno anche nel torneo ‘46/’47 composto da 22 squadre e strutturato come il precedente con finaliste il Cortemaggiore e le solite Pro e Carpaneto.


UNICA RAPPRESENTANTE DEL CALCIO CITTADINO
Nel ‘47/’48 le squadre piacentine giocano nel campionato di 2ª divisione e sono 14 le compagini; il Pro è l’unica rappresentante cittadina. Questo torneo avrà un andamento piuttosto singolare, caratterizzato da numerose gare inficiate da posizioni irregolari di calciatori e quindi con diversi risultati ribaltati dagli organi disciplinari. Vi sarà inoltre nel finale, il ritiro di due squadre, con classifica stravolta. Dulcis in fundo il campionato terminerà alla fine di maggio e dopo due proclamazioni di vincitori (prima Rivergaro e poi Pontolliese) solamente il 12 agosto il Comitato Regionale spedirà tre coppe a Piacenza dichiarando vincitori ex aequo Pro, River e Ponte. Premiateli tutti e facciamola finita! Per i rossoneri nelle due stagioni un 3° e 4° posto nei gironi di finale.
 

1948: PARTE L’AVVENTURA IN PRIMA DIVISIONE
Il 1948 è l’anno di una decisa innovazione federale, che porta tutti i campionati dalla “A” in giù ad una riorganizzazione che resterà così strutturata fino ai giorni nostri: serie A, B, C a 3 gironi, promozione, prima e seconda Divisione. Praticamente come ai giorni nostri, con alcuni campionati in più tipo serie D, Eccellenza e qualche categoria minore. In queste tre stagioni, lo zoccolo duro dei calciatori scesi in campo era composto da Soressi, Sartori, Girardi, Bertuzzi Mario, Barbieri, Zilocchi, Groppi, Lastrucci, Mazzoni, Valisa, Subacchi, Erba, Moreno, Spezia, Cugini, Ilari, Cattozzo ecc. Delle tre vincitrici, solo il Pro prende il coraggio a due mani e si iscrive al campionato di Prima Divisione, iniziando così una tradizione che la vedrà fino agli anni Sessanta squadra di vertice dei dilettanti provinciali insieme a Olubra di Castelsangiovanni e Fiorenzuola, con significativi ma brevi inserimenti nei quartieri alti, anche di Arquatese, Rivergaro e Gragnano.

PRESTIGIOSO SUCCESSO NEL TORNEO ZUFFADA
A Pianello si disputa da due anni il torneo Pio Zuffada per ricordare doverosamente il capitano della squadra locale, deceduto sul campo da calcio a Santa Maria della Versa nel 1946. Il Pro partecipa a questo qualificato torneo, al fine di prepararsi nel miglior modo possibile all’impegnativo campionato che l’aspetta. In semifinale batte il Sarmato e nella finalissima travolge la Robur Pianello per 5-1. L’impatto con un campionato sconosciuto e compagini del tutto nuove (Pirelli, Innocenti, Snia, Corriere della Sera, Nivea, Redaelli, squadre aziendali di prestigio a livello nazionale, alcune cremonesi e i cugini del Fiorenzuola) non scoraggia per niente i rossoneri, che portano a termine la stagione più che onorevolmente al sesto posto. Eccellenti le prestazioni del giovane difensore Mario Gabbiani, sia in qualità di terzino che di centromediano (non erano ancora “nati” i difensori centrali e gli esterni alti o bassi!), al punto da essere acquistato dai grigi dell’Alessandria in serie B, per iniziare un percorso calcistico di tutto rispetto, per serietà ed attaccamento ai colori sociali. Terminata la carriera da calciatore, sarà ottimo mister, soprattutto nel Pro, con brillanti risultati.

ROSA TUTTA PIACENTINA E LA SCELTA DEL “SISTEMA”
Una connotazione caratteristica che ha fatto “grande” il Pro è altresì la quasi maniacale ricerca e attuazione della più schietta piacentinità tra associati e atleti. Se analizziamo le rose del periodo di cui sopra, è quasi impossibile trovare tra i titolari rossoneri uno “straniero” (per chiarezza, il concetto di straniero era allargato anche ai residenti nei comuni limitrofi a Piacenza, come ad esempio San Rocco al Porto). Certamente ciò ha contribuito notevolmente a creare intorno al Pro un clima di forte simpatia. I dirigenti ed i tecnici del Pro erano però anche attenti all’evoluzione tecnica e tattica del calcio ed è di questo periodo, e precisamente all’inizio della stagione ‘49/’50, la decisione di apportare significative innovazioni nella squadra. Intanto la guida tecnica viene affidata all’ex- giocatore biancorosso Enzo Melandri, con a fianco Rudi Scabic in qualità di direttore sportivo. Nel pianeta calcio cominciavano a circolare un po’ di soldi ed erano soprattutto i più anziani a pretendere “alti ingaggi” ed erano altresì in atto furibonde disquisizioni tecnico-tattiche a livello giornalistico, tra gli amanti del metodo contrapposti ai fautori del sistema.
 
TERZO POSTO CON I GIOVANI E I FIGLI DEL GRANDE TORINO
Il Pro prende subito le dovute contromisure: largo ai giovani nella formazione maggiore ed applicazione del tipo di gioco secondo i canoni del sistema (in sostituzione del metodo), però con avvedutezza, perché può essere arma a doppio taglio, come sanno benissimo molte squadre anche di serie A. Oltre a queste decisioni del direttivo, era uscita anche l’idea di allestire una squadra B partecipante al campionato inferiore: siamo quasi a livello della “Cantera” del Barcellona. E diciamo poco. Evidentemente tutti questi cambiamenti portano benefici positivi al gioco dei rossoneri che, nonostante un avvìo stentato, concludono il torneo con un brillantissimo terzo posto e con alcuni risultati di rilievo: 6-0 al Pizzighettone, 6-2 al Gussola e 8-0 al Casalbuttano. Come poi non ricordare l’amichevole disputata il 9 ottobre 1949 contro i ragazzi del Torino, “figli” del grande Toro tragicamente scomparso a Superga il 4 maggio? Stadio gremito e pubblico commosso oltre ogni dire all’apparire delle maglie granata. Risultato 9-1 per i giovani emuli di capitan Valentino Mazzola (gol dei rossoneri realizzato da Porta). Toccante il ringraziamento dei dirigenti del club piemontese a quello di Ferruccio Trabacchi. Questa la rosa della stagione: Milani, Q. Canevari, Pedrini, Parmigiani, Cella, Cravedi, Ilari, Guasconi, Caminati, Porta, Androni, Cinel. Questo campionato viene festeggiato nel migliore dei modi, eccone la descrizione giornalistica: “Giovedì scorso il vecchio Pro Piacenza ha festeggiato da Pasquino, naturalmente, la fine del campionato in una riunione quanto mai briosa e simpatica. I ragazzi della squadra (anche il Illari si dichiara un ragazzo malgrado cominci a rubarsi gli anni) erano tornati da Casalbuttano con ben otto palloni nella sporta e si davano certe arie che non vi dico e i cosiddetti dirigenti facevano parecchie fatiche per contenere una vera e propria gioia che sprizzava da tutti i pori. Così detti “dirigenti”, perché Ferruccio Trabacchi, Dante Germagnoli, Edmondo Mazzocchi non sono veramente che degli amici un poco più vecchi peri giocatori; degli amici che naturalmente meritano ed ottengono non solo il rispetto ma qualcos’altro: una cosa che si chiama affetto, insomma. C’erano anche Bertocchi (che disse parole opportunissime), Bergonzi, Guerino Golzi, Filati, Negri e tanti altri fedeli soci e amici di questa nostra società. Vennero distrutti cibi e liquidi tra i ripetuti canti della canzone sociale intonati da Illari, insolitamente loquace che si assunse anche la veste di agente pubblicitario della Sistina (la celebre pasta di Germagnoli), urlandone ad ogni istante gli impareggiabili pregi e destando leciti sospetti di interessenza. Si parlò del campionato futuro e di promozione. Almeno così sognarono i giocatori con il maestro Cinel in testa, se non andrà al Modena o al Bologna. Era passato a salutare gli amici Mario Gabbiani, che come sapete gioca nell’Alessandria”.

 
QUARTA SERIE SOLO ACCAREZZATA
NELL’ÈLITE DEI DILETTANTI
 
Si suseguono i campionati ed il Pro Piacenza nel 1950-51 ripete il brillantissimo terzo posto dell’anno precedente, con il lancio da titolari in prima squadra dei giovanissimi Renato Gelio ed Enrico Borella, che alla fine della stagione passeranno entrambi nelle file dell’Inter. Annotazione marginale ma da ricordare: debutta durante l’annata un giocatore che non entrerà negli annali del calcio, ma in quelli della... musica lirica: Carlo Menippo.
 
DUE GIOVANI ALL’INTER E L’ESORDIO DI MENIPPO
Per dare un indirizzo tecnico uniforme alla prima squadra ed a quelle giovanili, viene nominata una commissione tecnica composta da Mondo Mazzocchi, Adolfo Salomoni (entrambi ex giocatori) e Giovanni Filati. Nel campionato successivo sarà il turno di Walter Rebecchi, Luciano Guasconi e Franco Buraschi, essere valorizzati e ceduti all’Alessandria. Il torneo terminerà con un più che onorevole settimo posto, con la grande sorpresa della vittoria finale dei verdi di Rivergaro (eccellente squadra), che accedono alla Promozione. Novità di rilievo in casa rossonera: la dirigenza decide di partecipare al campionato regionale Boys. A questa decisione ne segue un’altra di non poco rilievo: questa squadra si chiamerà Pro Piacenza-Fulmine ed avrà sul petto la saetta nera, simbolo della munifica azienda dei fratelli Lanzoni. Ecco il consiglio direttivo di questa stagione: presidente Ferruccio Trabacchi, vice Sergio Bressi, consiglieri: Enrico De Micheli, Mario Maserati, Vezio Pacini, Armando Granelli, Aldo Girardi; massaggiatore-economo Figliossi.

ARRIVA LA PROMOZIONE DOPO UNO SPAREGGIO
Nel campionato ‘52-’53 altra vittoria piacentina, questa volta andiamo in Val d’Arda; tocca all’Arquatese, bellasquadra … ma spendacciona (non per niente erano chiamati i “milionari”). Il Pro, dopo una rincorsa fantastica, raggiunge al secondo posto il G. S. Montecatini di Milano. Il Comitato regionale stabilisce che la vincente dello spareggio sarà ammessa alla Promozione. All’andata finisce 0-0 sul campo milanese, ma al ritorno, il 22 maggio del ’53, in una drammatica partita i rossoneri vincono per 2-0 dopo i tempi supplementari, con gol di Scarpa e Cecchetto al 112’ e al 116’, con in porta, per i milanesi, un calciatore (non erano ancora previste le sostituzioni) in quanto il portiere, seriamente infortunato, era stato ricoverato in ospedale.


SEDE: DA PASQUINO AL BAR AMERICANO
Notizia sconvolgente dei primi mesi dell’anno: la storica sede da Pasquino viene trasferita in un locale del Bar Americano. A questo proposito Sandokan-Gaetano Cravedi, che era sempre in agguato per mettere in moto la sua brillante penna, fa una capatina nella nuova sede e trova il modo di illustrarci le sue considerazioni: “Ma una svolta decisiva nella sua singolare e bella storia, il Pro l’ha compiuta nel gennaio scorso. Così, alla chetichella. Ha cambiato sede. Si è allontanato dalla trattoria Pasquino di via Cittadella che l’ha ospitato in questi lunghi 30 anni di vita sportiva, con una punta di nostalgia, con tanti rimpianti. Ed ha lasciato, quasi in retaggio, le sue coppe e le sue medaglie, i suoi diplomi ed i suoi trofei, le sue più caratteristiche fotografie, nella sala nord di Pasquino, forse per ritornarvi un giorno per sentirsi ancora giovane come un tempo. Il Pro ora ha sede in un bell’appartamentino di un 1° piano del Bar Americano. Da una trattoria ad un grande Caffè. Nella nuova sede ci siamo capitati proprio in piena campagna acquisti e mentre Rossi e Skabic stavano compiendo una scrupolosa ispezione al materiale calcistico (maglie, calzettoni, scarpe, ecc. ecc.). Edmondo Mazzocchi e Bergonzi litigavano per divergenze sportive, il toscanissimo Pacini ci propinava una lezione di morale e di tecnica calcistica, il dott. Sergio Bressi, specialista in malattie del ricambio, parlava di una sua infallibile ricetta per lenire anche il mal di fegato (ante, entro e post partita) del presidente Ferruccio Trabacchi. Capitava proprio a tiro in quel momento un nuovo acquisto del Pro: l’interno Walter Rebecchi proveniente dalla Falco (la squadra di Nando Boschi). Il “sistemista” Pro Piacenza si appresta con vigile entusiasmo e rinnovate energie al suo terzo campionato di 1° Divisione…” I due campionati successivi, ‘53-’54 e ‘54-’55, saranno tornei più che positivi, in quanto il Pro conquisterà un 5° e 7° posto e ci sarà il solito impiego di giovani promettenti: Vittorio Bissi, Gianfranco Granelli, Filippo Villa e Enzo Albanesi.


FERRUCCIO TRABACCHI LASCIA LA PRESIDENZA
Notizia di rilievo e non da poco è da annotare in questo periodo: Ferruccio Trabacchi, pur essendo stato riconfermato presidente, decide di lasciare l’incarico per motivi di lavoro, dopo oltre 30 anni di appassionata militanza ed estrema dedizione ai colori rossoneri. Per circa due anni la carica di presidente non verrà assegnata definitivamente (forse si è sempre sperato in un ripensamento del dimissionario). Lasciano il club anche due bomber che hanno segnato gol importanti per i colori rossoneri: Armando Cecchetto, ceduto al Sant’Angelo, e Aldo Porta per fine attività. Alla Novese verrà trasferito il gigantesco portiere Bruno Pisano, che era stato acquistato dal Cagliari. Intanto, annotiamo un ulteriore cambio di sede sociale che si avvicina di molto a Pasquino: il Bar Buenos Aires di piazza Cittadella.


DUE ANNI DOPO TOCCA A SERGIO BRESSI
Dopo circa due anni di reggenza provvisoria del dott. Bressi, finalmente viene eletto il Consiglio direttivo del dopo Trabacchi. Presidente Sergio Bressi, vice presidente Enrico De Micheli, segretario Giovanni Passerini, amministratore Alberto Busconi, cassiere Gino Sardella, direttore sportivo Cesare Ghigini, addetto soci Armando Granelli, addetti settore giovanile Aldo Girardi e Carlo Volpi, responsabile squadre minori e responsabile stampa e propaganda Luigi Tadini, addetto segreteria Remo Dallera, cosiglieri Mario Bergonzi e Attilio Parisi.
 
ENTRA IN SOCIETÀ IL GRANDE “CIP” TADINI
Appare per la prima volta nel consiglio direttivo, e quindi nella storia del Pro, il nome di Luigi Tadini, il leggendario “Cip”: impagabile sarà il suo lavoro di selezione e preparazione soprattutto tecnica dei giovani. Quanti ragazzi hanno imparato i fondamentali del calcio sotto la sua sapiente guida! E non solo sul campo, ma anche nei cortili delle sue abitazioni, prima in Via Borghetto e successivamente iN Via Nova. Il mitico Sergio Montanari, che diventerà anche capitano del Piacenza, ha affinato il suo colpo di testa con il pallone appeso ad un lampadario!


ARRIVA LA PRIMA RETROCESSIONE
In questa stagione (1955-56) i rossoneri fanno per la prima volta la conoscenza della parola retrocessione. Sotto la guida tecnica di Cesare Ghigini, ottimo giocatore di Piace, Fiorenzuola e Castellana, disputa un campionato costantemente in affanno e, nonostante alcune buone gare sul finale, non riesce a schiodarsi dall’ultimo posto. Ma come capita alle squadre di grande spessore, nessuna paura e via per il nuovo campionato, con molte conferme ed una nuova guida tecnica; ritorna in pista, e non sarà ne la prima né l’ultima volta, Rudi Skabic. Dopo una feroce lotta con Busseto e Pontevico, i rossoneri terminano la stagione al primo posto a pari punti con i bresciani, il Busseto è indietro di 2 punti: spatreggio.


PRONTA “VENDETTA”: È ANCORA PROMOZIONE
Pizzighettone è la sede del duello finale il 27 maggio; quel giorno sul paese lombardo si abbatte un autentico nubifragio e quindi la gara rimandata alla domenica successiva, il 3 giugno 1957. Il Pro schiera questa formazione: Franzone, Schiavi, Albanesi, Casella, Rebecchi G., Fornasari, Baffi G., Campolunghi, Pontoglio, Caravaggi, Mori. Dopo una gara tiratissima, i gol di Mori e Pontoglio sanciscono la vittoria della squadra del presidente Sergio Bressi. Altra sfornata di giovani di belle speranze: il sedicenne portiere Avio Franzone va al Brescia, il difensore Luigi Felloni al Pisa e il centravanti Bruno Pontolio al Piacenza. I due tornei successivi nell’impegnativo campionato di Promozione, fruttano un settimo e un quinto posto. Nel ‘59/’60 la Federazione ha messo in atto la ristrutturazione dei campionati con il cambio di denominazione da Divisione a Categoria. Pertanto, chi si piazzerà entro il 5° posto avrà diritto alla 1ª Categoria (massimo campionato dilettantistico), sopra ci sarà la Quarta serie.


31 AGOSTO 1961: ADDIO A ERNESTO BERTOCCHI
Con il Cip allenatore, Luigi Brizzi ed Enrico De Micheli rispettivamente direttore tecnico e direttore sportivo, il Pro arriverà solo settimo e pertanto dal campionato ‘60/’61 sarà intruppato in Seconda categoria, cioè a un livello piuttosto basso del rango calcistico. Il 31 agosto del 1961, scompare colui che ha dato il via alla nascita del Pro Piacenza: Ernesto Bertocchi. Il ritorno ai “piani alti” sarà rimandato di ben tre stagioni, sicuramente tutte di buon livello, contraddistinte da piazzamenti di prestigio (due secondi e un terzo posto), ma non sufficienti per il salto di categoria. Trionfano in questi tre campionati rispettivamente Bettola, Leoncelli di Vescovato e Gragnano.


ALDO FORNASARI LASCIA IL CALCIO
Un breve riassunto di queste tre stagioni, ci porta per prima cosa a ricordare l’addio al calcio di un grande del Pro Piacenza: Aldo Fornasari. Al termine dell’andata del campionato 1960-61, dopo la gara con la Borgonovese, il roccioso difensore, capitano di lungo corso con oltre 200 presenze in rossonero, appende le scarpe al chiodo e consegna la fascia di capitano ad un giovane podenzanese: chi scrive queste note. Che ripeterà lo stesso percorso del suo predecessore, disputando altrettante gare con la maglia rossonera, fino al 1968, con ben 12 anni di militanza. Il mister di quell’anno era Orlando Bissi, che aveva terminato la sua brillante carriera calcistica, disputando con il Pro gli ultimi due campionati, per intraprendere la nuova carriera di trainer, guidando alcune tra le migliori formazioni della nostra provincia. Ampio l’impiego di giovani provenienti dal vivaio. Se rileggiamo i nomi degli atleti di questo periodo, balza evidente l’età media molto bassa dell’organico rossoneri. Eccone alcuni: Pera, Bulla, Azzali, Miglioli, Repetti, Mantelli, Sivelli, Rivaroli, Speroni, Favari, Castellini, Timoni, Barbieri, Tedeschi, Ferretti, Zangrandi, Godrani, Latorre, Ghizzoni, Mazzari; unico fuori quota è l’ex biancorosso Giancarlo Civardi. 


FINISCE IL PURGATORIO IN SECONDA CATEGORIA
Prosegue il continuo lancio di ragazzi del settore giovanile: Vittorio Schiavi e Luciano Soressi sono acquistati dall’Inter e Angelo Orsi passa ai blucerchiati della Sampdoria. Tre anni di attesa non sono stati inutili e forse ne è valsa la pena, perché nel campionato ‘64-’65, il Pro stravince imbattuto il torneo di Seconda categoria, nonostante la coriacea resistenza della Mazzola di Castelvetro. Con questo trionfo il Pro ritorna praticamente al vertice dei dilettanti, ritrovando le solite avversarie cremonesi, milanesi, pavesi e le cugine Fiorenzuola, Castellana (non più Olubra), Pontolliese, Gragnano, Pontenurese ecc.: derby, quindi, sempre ad alta tensione.
 
1966-67: IMBATTUTO PER TUTTO IL CAMPIONATO
Questo periodo si prolunga fino ai primi anni Ottanta. In questo lungo perdiodo che vede il Pro impegnato quasi sempre ai vertici del dilettantismo piacentino, merita una citazione speciale la stagione 1966-67, perché la squadra fa molto bene sia in Coppa Italia che in campionato. In Coppa Italia arriva fino ai sedicesimi di finale, eliminando nell’ordine: Cesano Maderno, Koplon Snia, Sunese, Casalecchio di Reno (a tavolino), Sanmargheritese, terminando la corsa a Castelfidardo, complice una sfortunata autorete nei tempi supplementari. I rossoneri vincono il campionato quasi al fotofinish sul Vigevano, dopo aver dominato per tre quarti di torneo, che segnano con significativi primati: imbattuti per 21 giornate e solo 13 gol subiti, Barbieri capocannoniere con 20 reti. Comunque, primo posto e diritto a disputare le finali per la promozione ai piani superiori del semi-professionismo. Cinque erano le squadre vincitrici dei rispettivi gironi di Prima categoria che si danno battaglia con gare di andata e ritorno per la conquista dei due posti per l’accesso alla Quarta serie: Caronnese, Lumezzane, Pergolettese, Seregno e naturalmente il Pro.
 
A UN PASSO DALLA QUARTA SERIE
Le finali iniziano la settimana successiva al termine del campionato ed il Pro continua con l’andamento del finale di stagione… arrancando. Alcuni infortuni e forse la maggior freschezza delle squadre avversarie, non danno scampo ai rossoneri. Solo tre punti conquistati e addio sogni di gloria. Questa la rosa scesa in campo in questo campionato: Pera, Grossi, Mazzoni, Miglioli, Losini, Civardi, Cesena, Rubini, Novarini, Alborghetti, Barbieri, Privitera, Pagani, Zangrandi, Staffieri, Tedeschi, Fratus, Repetti. Allenatore il grande ex del Pro, Mario Gabbiani. Sfumata la promozione, la vita calcistica continua ed il Pro si trova nuovamente in Promozione. La Federcalcio ha infatti istituito da questa stagione, dopo le tre categorie più basse (prima, seconda e terza) un torneo intermedio, appunto il campionato di promozione, che darà accesso diretto alla Quarta serie. Il Pro disputerà due campionati (‘67/’68 e ‘68/’69) di buona caratura, collezionando un quinto ed un quarto posto. L’allenatore sarà sempre Mario Gabbiani.
 
 
LA RESURREZIONE DOPO LA CRISI
VERSO LA GLORIA FINALE
 
Sfumata la promozione, ironia della sorte, il Pro si trova ugualmente a disputare il campionato di Promozione. La Federcalcio ha infatti istituito nella stagione 1967-’68, accanto alle tre categorie più basse (Prima, Seconda e Terza), un torneo intermedio, appunto il campionato di Promozione, che dà accesso diretto alla Quarta serie. Il Pro disputa la stagione praticamente con lo stesso organico del campionato precedente e conquista un più che onorevole quinto posto.


ENZO BERTUZZI CI PROVA MA LA “D” RESTA UNA CHIMERA
Già da alcune stagioni, nell’entourage della squadra si muoveva in maniera molto garbata ma sempre più vicino ai vertici dirigenziali il patron dell’Astra Enzo Bertuzzi, coadiuvato dall’amico Luciano Tingolini. E’ di questa stagione la sua nomina a presidente della società in sostituzione di Sergio Bressi, che si defila dopo oltre un decennio di presidenza (rimarrà nelle vesti di medico sociale fino agli anni ’80). Rimangono a rappresentare la vecchia guardia Enrico De Micheli nel ruolo di vicepresidente ed i  preziosissimi tuttofare Vezio Pacini e Nino Franzone. L’ex-bomber del Piace, il fidentino Armando Onesti, già dalla stagione precedente in forza ai rossoneri, assume anche la carica di allenatore. La squadra, pur rinforzata da alcuni elementi di valore, non riesce nell’impresa di festeggiare il cinquantenario con la promozione in Quarta serie. Fra i nuovi acquisti, il giocatore di maggior notorietà è senza dubbio Renato Belloni, ex-libero del Piacenza.

ACCORDO COL PIACE: IL PRO DIVENTA SOCIETÀ SATELLITE
La mancata promozione del Pro e la contemporanea conquista della serie B da parte dei biancorossi del Piacenza, creano un clima di particolare tensione, acuito dai pressanti impegni professionali del presidente Enzo Bertuzzi, costretto alle dimissioni. Tutto questo fa sì che si giunga rapidamente ad un accordo tra i vertici societari: Bertuzzi da una parte, Romagnoli ed Enrico Campelli per il Piacenza, convoca le assemblee dei soci dei due club che approvano l’intesa: il Pro diventa una società satellite del Piacenza  Calcio e sarà gestito in toto dai vertici biancorossi. Ecco il nuovo direttivo uscito da questa assemblea: presidente Aldo Rossi, vicepresidenti Enrico Demicheli e Luciano Bertocchi, addetto ai soci Luigi Sgorbati, medico sociale Sergio Bressi, economo Antonino Franzone, consiglieri Vincenzo Altomonte, Giulio Bernardelli, Rino Bassi, Mario Corini, Luciano Marani, Luciano Tingolini, Alberto Tosca. Allenatore prima squadra Mario Gabbiani, allenatore del settore giovanile Mario Lovattini, dirigente del settore giovanile  Renzo Canepari.


TOURBILLON DI PRESIDENTI: UN TAGLIO COL PASSATO
A questo punto della storia, metà della vita societaria del Pro è già passata in archivio ed inizia il periodo più vicino ai nostri giorni. Già da questi primi anni si può facilmente intravvedere quello che sarà un cambiamento radicale nel reclutamento dei quadri dirigenziali. Nei primi tempi i dirigenti erano praticamente parificati ai giocatori, dovevano cioè formarsi con anni di dura gavetta, preparandosi ad affrontare il futuro con ben radicati i principi fondamentali della costituzione e della storia del club. Per quarant’anni i  dirigenti che si sono avvicendati alla presidenza e dintorni erano sempre i soliti Meliconi, Bertocchi, Trabacchi e nell’ultimo periodo Bressi e De Micheli. Da adesso alla serie C sarà un continuo e caotico avvicendamento, un tourbillon di personaggi, tra presidenti ed allenatori. Tutto questo ha fatto sì che il vessillo del vetusto e glorioso Pro sia stato continuamente “sballottato”, tanto da rischiare due o tre volte la scomparsa definitiva, un paio di volte l’annessione completa al Piacenza ed un pericoloso cambio della denominazione sociale nel periodo della fusione con l’Arsenal. Il ritorno al solo “Pro Piacenza” avviene a metà degli anni Novanta con la gestione di Giuseppe Avella, seguito dall’ultimo rischio di scomparsa con l’arrivo dell’Atletico BP ed il relegamento del Pro in terza categoria.


COLLOCAZIONE STABILE NEL TORNEO DI PROMOZIONE
Nell’esaminare il periodo dal ‘70 ad oggi, procediamo con la precisa intenzione di sintetizzare al massimo i campionati, per non “rubare” il mestiere agli storici “veri” che da queste stringate righe dovrebbero o potrebbero trarre spunto per una storia molto più dettagliata. Ci eravamo lasciati con il Pro gestito dal Piacenza nella stagione ‘69/’70 con al timone Aldo Rossi. Nel giro di pochi anni due sono i presidenti che lo rilevano, prima Vincenzo Altomonte, successivamente Alberto Botti. Nella stessa stagione, anche il grande Sandro Puppo, a fine anni sessanta allenatore del Piace, nel frattempo diventato dipendente Astra, è consulente del Pro e collabora con Lovattini nella gestione del settore giovanile. Tra i calciatori terminano la loro carriera in rossonero, dopo lungo girovagare sui campi della penisola, Stefano Bernini, Avio Franzone ed Angelo Orsi. Per gli ultimi due è un romantico ritorno nelle file della squadra che li aveva lanciati nel grande calcio. Gli anni che vanno dal ’70 all’80 sono contrassegnati da alcuni buoni  campionati di Promozione, con intermezzo di sei stagioni in Prima categoria dal ’72 al ’78. Quest’ultimo torneo, sotto la guida di Vittorio Bissi nel ruolo di direttore sportivo e Giulio Savi in quello di allenatore, vede il Pro ritornare brillantemente in Promozione.  Nelle stagioni successive rispunta la teoria di rinforzare la squadra con elementi di spessore e di provenienza dal Piacenza e così vestono la casacca rossonera anche Mario Manera, Stefano Lazzara e Beppe Corbellini. Quest’ultimo, con qualche intermezzo, vivrà un lungo periodo nel club, prima come calciatore, poi come allenatore-calciatore e quindi solo come allenatore. Infine, a metà degli anni ‘90 con la presidenza di Raffaele Zilocchi, factotum di quasi tutte le squadre.


OTTO MESI SENZA VITTORIE (CON IN MEZZO L’ESTATE)
Si era intanto insediato alla presidenza della società Gianfranco Ancarani, coadiuvato da alcuni amici-dirigenti come Luigi Cerri, Charles Scherz, Enrico Biciocchi e altri. E’ di questo periodo la concreta possibilità di riuscire ad allestire nella zona di Mucinasso un centro sportivo di proprietà. Spunta anche un “plastico” dell’idea, molto accattivante: naturalmente non se ne fece nulla. Nella stagione ‘79/’80 un nuovo presidente, con decennale e positiva esperienza alla guida del Carpaneto, prende in mano le redini della  società: Sandro De Micheli succede al dimissionario Ancarani. Questi i quadri dirigenziali: presidente onorario Enzo Bertuzzi, presidente Sandro De Micheli, vice-presidenti Enrico Biciocchi, Luigi Cerri, Enrico Pollini, segretario Vittorio Lombardi, direttore tecnico  Vittorio Bissi, allenatore Mario Gabbiani con vice Luigi Tedeschi, allenatore allievi federali Giancarlo Civardi, allenatori squadre giovanili Giuseppe Corbellini, Fiorenzo Latorre, Avio Franzone, Federico Marzolini, consiglieri Ginetto Ferrari, Pierino Mantelli, Vezio  Pacini, Vittorio Sartori. Di rilievo in questo periodo il titolo uscito a tutta pagina, su Libertà: “Il cuore del Pro batte ancora”. Era infatti accaduto che il Pro per otto mesi non aveva vinto una partita. C’era stata sì in mezzo la pausa estiva, ma dopo il successo per 3-1  con la Pontolliese del 1° febbraio 1981, i rossoneri erano tornati alla vittoria solamente il 19 ottobre 1981 a Vobarno (1-0 con gol di Riboli). Sempre in questo periodo vari allenatori si alternano sulla panchina: Carlo Bolledi, Gianni Mastroianni, Luigi Maestroni,  Giancarlo Civardi, Giuseppe De Petro e l’immancabile ritorno di Mario Gabbiani.

ORIZZONTI IN RIBASSO: TANTA SECONDA CATEGORIA
Sarà questo l’ultimo campionato di Promozione: occorrerà attendere l’arrivo del nuovo secolo per ritornarvi ed andare oltre. Quindi dal 1983 alla fine degli anni ’90, per il Pro sempre campionati di Seconda categoria con anche una “puntata” in Terza nell’anno  ‘87/’88. Sono anni difficili e duri, ma il Pro li porta avanti con assoluta dignità e perseveranza, sempre nel segno più avanzato del dilettantismo. Tanti validissimi personaggi si alternano in questo periodo per tenere accesa la fiammella rossonera. Eccone un piccolo elenco: oltre al già citato Raffaele Zilocchi, ex-calciatore del Pro, il validissimo gruppo dei “vigili” Alfredo Armenia, Remigio Poggi, Luigi Schenardi, Giancarlo Mosconi, l’onnipresente Livio Bonfanti, il giocatore-allenatore Walter Cremona, i tecnici Edoardo Fischetti e Gianni Rebecchi. Esperto traghettatore in questi continui cambi di proprietà e quadri dirigenziali è il vulcanico diesse (e non solo), Gigi Polledri, sempre scrupolosamente attento alle strategie societarie. Prima con Raffaele Zilocchi conduce in porto la  fusione Pro-Ars, che insedia Piero Sala alla presidenza della società con Andrea Rossi vice. Successivamente presenzia anche all’insediamento del gruppo Avella, con Maccagni primo presidente.


LA FUSIONE CON L’ARSENAL E LA CASA AL “SIBONI”
Nell’estate del 1997, dunque, il Pro Piacenza infatti decide di effettuare la fusione con l’Arsenal. La nuova realtà prende il nome di A. C. Pro Piacenza C. R. D. D. Arsenal, comunemente poi abbreviato in Pro Ars. Dal 1999 questa nuova società perde la gestione del campo ex-Rao, a causa della trasformazione dell’Arsenale in Polo mantenimento pesante Nord. Quindi, tutta l’attività si svolge al campo Siboni, che dal 1983 era diventata la “casa” del Pro. In questi anni la squadra colleziona due promozioni consecutive, una come Pro-Ars e la seconda come Pro Piacenza e passa dalla Seconda categoria alla Promozione, con grande merito dell’allenatore Fulvio Riceputi, che può contare su un gruppo di ottimi calciatori. In precedenza si erano alternati alla guida tecnica della  società validi allenatori come Enrico Astorri, Mauro Martini e Gigi Roncarà. Per il settore giovanile, anche Sandro Ballotta, Gianni Mastroianni e Mazzocchi.
 

IL RILANCIO CON AVELLA: ARRIVA DALLA CASTELLANA
Nei primi anni del 2000, arriva il nuovo gruppo dirigenziale che aveva gestito per qualche anno la Castellana Calcio. E’ capeggiato da Giuseppe Avella ed il Pro riassume solo ed esclusivamente lo storico marchio. Per la precisione l’Arsenal diventa A.C.D. Arsenal 1976 con il ritorno di alcuni dei vecchi dirigenti che si erano allontanati ai tempi della fusione. Questo il consiglio direttivo del rinato Pro Piacenza: presidente Giuseppe Avella, vice presidenti Marino Bertoli, Giulio Guglieri e Pietro Maccagni, allenatore Massimo Mazza. Tra i dirigenti Daniele Pezza, Cesare Savi, Ancieto Cerati e Pippo Seminara. Hanno svolto mansioni tecniche in queste stagioni anche i seguenti allenatori: Maurizio Vici, Gianpaolo Barbieri, Loris Mazza, Fabrizio Iotti e Andrea Di Cintio. La carica di direttore sportivo è affidata ad Enrico Ortalli dopo l’esonero di Iotti e Polledri.
 

L’AVVENTO DEL GRUPPO CHE HA RAGGIUNGO LA SERIE C
Il Pro ritorna quindi in Promozione e dopo campionati di ottimo livello, nel 2010 entrano in scena nuovi dirigenti che costituivano l’ossatura del Bettola-Ponte. Ora il percorso per arrivare ai giorni nostri risulta alquanto tortuoso, si prende perciò spunto da un  articolo scritto dal giornalista Marco Villaggi su una pubblicazione ufficiale della società che riassume perfettamente quanto avvenuto in questi ultimi anni. “Non è una favola, ma è come se lo fosse. Basata, sia ben chiaro, su un progetto lodevole e orchestrato da  gente tanto seria quanto competente nella materia calcio… L’Atletico BP Pro Piacenza, neonata realtà in termini di ragione sociale, ma che è pure la felice prosecuzione di tante belle pagine della storia del nostro calcio dilettantistico - scritte in precedenza un  po’ dal Pro ed un po’ dal Bettola con annesse le recenti ramificazioni - … attraverso l’idea meravigliosa realizzata in tempi da primato, di dotarsi del primo impianto da gioco “senza barriere” nella nostra provincia, nonché tra i primissimi in regione e in tutto lo stivale… Non può essere sottaciuto l’enorme e proficuo lavoro portato avanti, in primo luogo, da due personaggi tanto carismatici che rispondono ai nomi di Francesco Turrini e Antonio De Vitis, coordinati a dovere da Roberto Tagliaferri... Tanto di cappello al neopresidente Domenico Scorsetti, a quello uscente, il pluridecorato Renzo Tacchini, a suo figlio Pietro, al cavaliere del lavoro Bruno Giglio e ancora a Franco Zaffignani, Massimo Capurri, Enrico Molinari, Paolo Lisi, Gianfranco Scagnelli, Francesco Bianchi e a  tutti gli altri che per la loro parte stanno contribuendo a fortificare la gran bella avventura dell’Atletico BP Pro Piacenza… Gruppo capace di salire in serie D attraverso due esaltanti salti in avanti consecutivi… Gruppo sempre gestito al meglio dal mister (ed il suo staff) delle cavalcate trionfali Arnaldo Franzini e dal ds Riccardo Francani… L’impressione è che questa bella favola si arricchirà di tante altre pagine molto liete negli anni a venire. Chi vivrà vedrà. Per intanto, lunga vita all’Atletico BP Pro Piacenza”. Villaggi è stato facile e buon profeta. La sua profezia risale al maggio 2011 e l’Atletico BP aveva appena conquistato la promozione in serie D. I successivi tre campionati in serie D sono altalenanti: salvezza sofferta il primo anno, dominio per tre quarti e vistoso calo nel finale nel secondo (ma sempre playoff) ed il terzo sappiamo tutti com’è andata. La bandiera del Pro, che agli inizi veleggiava in Seconda e Terza categoria, è stata rispolverata proprio nel momento più glorioso.

E ADESSO IL MOMENTO DELLA SFIDA PIÙ DIFFICILE
A chiusura di questo breve "Bignami” sulla quasi centenaria vita del Pro Piacenza, si può tranquillamente affermare che il vecchio e glorioso blasone rossonero è stato adottato nel migliore dei modi da questi ultimi “genitori”, che ne hanno rilucidato l’emblema per esporlo in una vetrina di primissimo piano dove, certamente, potrà brillare e fare la sua bella figura.



 
 
 COPPA VINCENTE SERIE D